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Da feudo della nobiltà romana alla bonifica
Nella veste di proprietari si alternarono enti religiosi e famiglie della nobiltà romana. Ai Mattei, che succedettero agli Anguillara e agli Alessandrini, si deve il restauro del Castello (1569), che già esisteva nel 1300 sotto la denominazione di Villa san Giorgio, e la costruzione della torre costiera di Primavera (1574). Ultimi a reggere le sorti della tenuta, prima della bonifica integrale, furono i Rospigliosi che lebbero da una Pallavicini entrata nel loro casato per via matrimoniale. Si arriva così al 1925, quando inizia la bonifica integrale. A promuoverla è una società formata da gente che si occupa di finanza. E che, stimolata dalle provvidenze messe a disposizione dallo stato, era partita con il proposito di svolgere un ruolo di intermediazione in tutta la vicenda: bonificare la zona, mettere in produzione i terreni, frazionare la tenuta in poderi e passare alla vendita degli stessi. Al dunque, però, il progetto, così come era stato concepito, non potè andare in porto in quanto i prezzi delle proprietà fondiarie e dei prodotti agricoli nel frattempo erano crollati. La terra agli inizi degli anni Trenta ,non era più considerata un bene rifugio.
DallIri a Benetton
Quegli uomini si trovarono così a governare unazienda che, data lampiezza, aveva costi di gestione molto elevati. E dovettero appoggiarsi allIri. Intanto erano approdati a Maccarese per coltivare la terra, impiantare i vigneti e custodire il bestiame da latte migliaia di coloni dal mantovano e soprattutto dal Veneto. Imparentata comera con lo Stato, durante il regime, la Maccarese diventa la vetrina dellagricoltura italiana. Ogni tanto la visita di una delegazione, anche dallestero. Ma i bilanci, salvo qualche annata, anche nei decenni successivi continuano a segnare rosso. Manodopera in esubero, qualche intemperanza sindacale di troppo e scelte dirigenziali sbagliate sono allorigine di una lunga crisi. Crisi che sfocia alla fine degli anni Novanta con la privatizzazione dellazienda e il passaggio del testimone alla Edizione Holding dei fratelli Benetton per la cifra di 94 miliardi. Inclusi nel contratto non solo gli oltre 2 mila ettari di terreno agricolo ma anche alcuni edifici, tra cui il Castello che, diverso per forma e dimensioni, già esisteva nel 1300 come Villa San Giorgio.
Il nome e il territorio
Pare che il nome derivi dal fosso della Vaccariccia, con evidente allusione alle mandrie di bovini che vi stazionavano durante il pascolo. Da Vaccariccia, per alterazione semantica, si passa a Vaccarese e quindi a Maccarese. Solo recentemente è stata avanzata unaltra ipotesi che fa derivare il termine dal latino vacuum, concavo: con riferimento alla morfologia del territorio, una depressione a forma di catino dove le acque ristagnavano, favorendo la proliferazione della zanzara anofele, veicolo di diffusione della malaria. In pratica, una zona umida, caratterizzata dalla presenza di due stagni, il maggiore dei quali ricopriva tutta la zona di Camposalino, mentre laltro era localizzato nella zona delle Pagliete, a poca distanza dal Castello.Scomparsa lantica Fregenae, dal mare fino alle colline che fanno da cornice alla valle dellArrone, il territorio diventa lelemento costitutivo di una vastissima tenuta che a sud arriva a lambire le sponde del fosso Galeria. Trattandosi di una zona umida, lo sfruttamento era basato principalmente sulla caccia e sulla pesca. Mentre nellasciutto veniva praticato l'allevamento degli animali allo stato brado. |